Pensare che la morte sia una naturale causa di una vita vissuta è sbagliato, in quanto la morte ha come conduttore il peccato. Per sua causa l’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, precipita nel baratro della sofferenza ed atterra nelle tenebre della morte.

Lui, il peccato, ha causato la rottura fra la creatura ed il suo Creatore e sempre lui, il peccato, continua a mantenere l’uomo lontano dal suo Dio.

Non è un astratto il contenuto del suo programma, bensì possiede un fine preciso da raggiungere durante il suo consumarsi: quello di distruggere la vittima che cade fra le sue braccia.

Sembra apparentemente innocuo, anzi, amico mentre nasconde fra le trame del suo maligno pensiero il macabro finale che non può non concludersi in una certa tragedia.

E fu così, ed è così che l’uomo vive secondo i suoi richiami e chiude la scena della sua vita secondo quel copione che con un teschio privo di speranza fa abbassare il sipario, lasciando nelle lacrime e nella disperazione tutti i suoi interpreti.

Ma ecco che si affaccia con squillo di tromba il Combattente che, armato di ubbidienza a Dio Padre, lo invade nel suo territorio e lo sfida quale unico difensore di quelle vittime che nel suo dominio mortale non hanno alcuno scampo.

Entra in scena non per vivere quale creatura già schiava del peccato, bensì per misurarsi quale forza vincente. Si scontrano i due nel deserto e fra i colpi insidiosi del male e le vittoriose arringhe del Bene, il Condottiero dell’umanità prigioniera ne esce vincitore.

Vince ogni tentazione ed è pronto ad aprire al popolo stanco ed affaticato le sue porte. Si presenta quale Figlio di Dio e liberatore del popolo dal peccato. Si presenta già vincente e con un semplice invito chiede di essere seguito. Molti aderiscono a Lui e lo ascoltano, ma sono, fra tutte le genti, comunque pochi.

Lui, il Vincente, ed i Suoi operai per quella MESSE che non ha alcuna speranza di vincere il male.

Sembra risolto il problema massimo dell’uomo quando il Condottiero fa risorgere dalla morte il Suo amico Lazzaro e molti per la Sua Parola vengono guariti da molti mali.

Cosa cercare più se su questa terra ove il peccato la fa da padrone l’UOMO venuto da Dio dimostra di essere risolutore di ogni cosa tramite i Suoi miracoli?

Ma, con meraviglia e stupore, Lui, il Vincente, cambia le aspettative degli uomini, li delude. Quando si apre la scena della Sua offerta al male per essere anche Lui la sua vittima, il mondo rimane confuso. Non si spiega il perché di tale offerta. Non offre oggetti o cose, bensì la Sua Vita.

Il peccato lo afferra con tutta la sua ferocia, pur non trovandolo peccatore, lo tratta da peccatore e Lui non si ribella. Quanto stupore fra la gente! Colui che era il vincente è vinto sotto il peso del dolore ed oltre, sotto il peso della morte.

Lui, che non ha mai peccato, non viene preservato dalle conseguenze che il peccato produce. Lui, il Figlio di Dio, diviene, come tutti gli uomini della terra, vittima innocente.

Così come il Male ha il suo programma di dolore e di morte, anche Dio, nel Suo Amore, scrive l’ultima scena ove il Figlio, dopo tre giorni dalla Sua sepoltura, risorge.

Eccolo vittorioso e forte e nella Sua Vittoria apre la via dalla quale fa uscire da quella tragedia gli uomini vincenti come Lui. Nella morte è entrato Dio e dalla morte ne è Uscito perché è Dio!

Seguirlo dal primo suo giorno di vita fino all’ultimo vuol dire andare oltre quel confine ove Dio è nel Suo totale splendore ed il Figlio Suo, Gesù Cristo, l’interprete umano di tanta gloria.

Vinciamo in Lui il Peccato, crocifiggendolo con Gesù per essere con Lui in Paradiso!

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